Sempre più critica la situazione della Metalpoint di Marcianise dopo i sigilli posti dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Pubblicato da
Maria Beatrice Crisci in
Occupazione 22/09/2009 15.52.55
Sempre più critica la situazione della Metalpoint di Marcianise dopo i sigilli posti dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. La motivazione: persistenti irregolarità negli impianti tra l’altro anche più volte segnalate dagli operai attraverso un dossier presentato al Comune. I sindacati, intanto, chiedono un tavolo di trattative per i lavoratori licenziati prima dell’estate.
“Ci siamo già attivati con la Direzione provinciale del lavoro per un tavolo di trattative che possa consentire una soluzione equa per tutti”. A parlare è Enzo Sglavo della Fiom Cgil commentando la delicata questione della Metalpoint dove i lavoratori in servizio sono in attesa ancora di quattro mensilità e quelli licenziati chiedono il pagamento del Tfr. A tutto questo poi si è aggiunto il sequestro degli impianti per irregolarità disposto dalla Procura sammaritana. Da ricordare che l’azienda ha già ottenuto diverse proroghe per poter regolamentare tutti gli impianti, e portarli a norma di legge. Il provvedimento di sequestro ha, comunque, provocato la reazione delle parti sociali che insieme ai dipendenti ancora in servizio e ai responsabili dell’azienda hanno chiesto la riapertura del sito. A mobilitarsi anche i 25 operai licenziati nel giugno scorso che davanti ai cancelli della fabbrica hanno esposto striscioni e gridato slogan contro la riapertura della fabbrica. Va detto che proprio da questi era partita la nota in cui si denunciavano le gravissime inadempienze, le disfunzioni e le irregolarità in materia di sicurezza sul lavoro registrate nello stabilimento. Un dossier che gli stessi ex lavoratori avevano presentato nello scorso mese di agosto al Comune di Marcianise. Secondo la loro versione dei fatti, l'azienda specializzata nella lavorazione dell'alluminio si sarebbe resa colpevole di molti reati contro il patrimonio ambientale, ma anche di assunzioni di manodopera irregolare, e di violazioni alle ingiunzioni di sospensione dell'attività imprenditoriale, emanate dagli organi competenti, in seguito a reiterate infrazioni alla disciplina in materia di sicurezza sul lavoro. L'inquietante resoconto è stato riportato, poi, in un documento, prodotto dagli ormai ex dipendenti presenti al vertice, e consegnato al primo cittadino di Marcianise che, dal canto suo, si è immediatamente attivato per trasmetterlo alla Procura della Repubblica, al Ministero dell'Ambiente, ai carabinieri del Noe, all'Asl, all'Arpac e all'Ispettorato del lavoro. Inutili, intanto, si sono dimostrati i tentativi sia della prefettura sia dell’amministrazione di Marcianise di far ritornare l’azienda a riconsiderare i provvedimenti di mobilitazione scattati il 28 giugno. “Sta di fatto – dicono i sindacati - che finora nonostante le varie manifestazioni di protesta e gli interventi istituzionali nulla è accaduto e, bisogna dire, che non sono state soddisfatte le rivendicazioni sindacali ovvero le quattro mensilità arretrate per gli operai in servizio, anche se ora sono considerati sospesi per crisi e il Tfr per quelli licenziati”. Sglavo poi aggiunge: “ Il ricorso alla cassa integrazione per tutto l’organico potrebbe evitare i licenziamenti che tra l’altro abbiamo già impugnato. E gli ammortizzatori sociali potrebbero venire incontro alle esigenze dell’azienda per superare le difficoltà”.
Maria Beatrice Crisci