All’ufficio archeologico giocano al «gratta
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Giancarlo Izzo in
Cultura 17/06/2009 14.37.25
CASERTA — L’ufficio archeologico di Calvi Risorta, sezione distaccata della Soprintendenza provinciale, s’affida alla sorte per poter acquistare toner per le stampanti, carta, penne e matite. Rimasti senza risorse per poter mandare avanti l’ufficio, un dirigente e due impiegati hanno deciso di «investire » in proprio qualche spicciolo per tentare di rimettere in sesto la dotazione dell’ufficio. Ed allora ecco che, con 1,70 euro a testa, si sono recati in tabaccheria. Qui hanno comprato un biglietto del gratta e vinci. E la sorte — dimostrando di «tenere» al patrimonio archeologico nazionale più delle istituzioni a ciò preposte — ha regalato ai tre «giocatori» la somma di 100 euro. Tutti soldi immediatamente spesi per l’acquisto del toner e di altri materiali da cancelleria.
Sottraendo, giustamente e per precisione finanziaria, la somma investita (i 5 euro della giocata) al totale poi speso per l’ufficio. Con questa singolare iniziativa, la responsabile dell’Ufficio, Nina Passaro, e i suoi due collaboratori sono riusciti a rendere operativa la struttura. Dopo mesi di attesa trascorsi a chiedere le risorse necessarie per dotare l’ufficio degli indispensabili materiali per poter lavorare. La vicenda fotografa bene la difficile situazione che attraversa la Soprintendenza nella provincia di Caserta e gli uffici periferici. Intanto, è prevista per la prossima settimana la riunione tra i vertici della Soprintendenza di Caserta, il Prefetto di Caserta, il sottosegretario alle Finanze, Nicola Cosentino e i referenti dell’amministrazione comunale di Calvi Risorta. Unico punto di discussione sarà il rilancio, ma soprattutto la bonifica ambientale, del parco archeologico dell’antica Cales.
Un iter procedurale che ha preso avvio sabato scorso proprio con la visita agli scavi. «Gradualmente, ma in maniera decisa — ha detto Cosentino — porteremo a Calvi Risorta un sistema di commissariamento e gestione del parco archeologico come quello di Pompei; parallelamente è nostra responsabilità blindare la zona, ormai divenuta un market per i tombaroli e per la committenza illegale di opere d’arte». Pochi mesi fa, i ladri smontarono e rubarono parte della recinzione in alluminio che proteggeva il sito archeologico dell’antica Cales. In tal modo, per i ladri d’arte è più semplice depredare la zona. Una lunga lista di episodi che pone in evidenza l’assenza di efficaci controlli a salvaguardi dei beni archeologici.
Assenza di controlli che permette ai ladri di agire con tranquillità; nel 1997 vennero trafugate alcune colonne che facevano parte di una grande struttura templare. Due anni prima, nella primavera del 1995, era stata interamente saccheggiata una piccola necropoli, tardo antica, contigua alle strutture che — secondo l’archeologo Werner Johannowsky — apparterrebbero ad un complesso abitativo greco. Sul finire del 2007, invece, ignoti avviarono uno scavo clandestino all’interno del teatro, portando via numerosi reperti. Un sito — quello dell’antica Cales — negli ultimi tempi diventato preda esclusiva dei saccheggi che avrebbero una committenza riferibile ai cartelli camorristici operanti in Campania.
Giancarlo Izzo