Per la Eureco il centro di ricerca agroalimentare di Piana di Monte Verna è stato raggiunto un accordo per la cassa integrazione in deroga.
Pubblicato da
M. B. Crisci in
Occupazione 12/05/2009 13.11.59
Per la Eureco il centro di ricerca agroalimentare di Piana di Monte Verna è stato raggiunto un accordo per la cassa integrazione in deroga. Al tavolo regionale si è deciso che il trattamento integrativo andrà in vigore dal prossimo 18 maggio a rotazione per un anno e interesserà 24 persone tra ricercatori, tecnici e amministrativi senza stipendio da diversi mesi.
In pericolo è l’ultimo finanziamento regionale da 200 mila euro.
“Rischia di scomparire del tutto il Centro Ricerche Eureco ex Cirio di Piana di Monteverna a pochi chilometri da Caserta. Un fiore all'occhiello per la provincia di Terra di Lavoro nel settore dell'agroindustria. In pericolo anche i livelli occupazionali”. A parlare è Angelo Palella della Flai Cgil presente a Napoli presso gli uffici dell’Ormel insieme al collega della Cisl Fai Antonio Zerillo e i responsabili aziendali Gabriella Fucci ed Antonio Galloro. “Secondo l’intesa – sottolineani i sindacalisti - il trattamento integrativo andrà in vigore dal 18 maggio prossimo a rotazione per un anno”. Ad aprire la procedura sarebbe stata proprio la European Environmental Company che è disposta non soltanto a intensificare i contatti con gli abituali committenti per recuperare il calo degli ordinativi ma anche a ricercare nuovi soggetti dai quali acquisire commesse di lavoro. Si cerca dunque di superare la fase di stallo creatasi da quando sono venute a mancare da parte del ministero dell’Istruzione e della Ricerca le commesse più importanti. Peraltro, dei 3 milioni e mezzo di euro stanziati nell’ambito del Pon 2000-2006, solo 900 mila sono stati concretamente erogati per i progetti di ricerca del casertano. A tutto questo va aggiunta un’altra condizione di rischio che attanaglia il gruppo di riferimento della Eureco: Pomigliano ambiente, per la quale già è stata aperta la procedura di fallimento dinanzi al tribunale di Nola. “Da parte di tutti i firmatari dell’accordo c’è stato – evidenziano i sindacalisti – l’impegno ad avviare al più presto iniziative di sensibilizzazione e di sostegno nei confronti dei responsabili degli assessorati regionali competenti. Bisognerebbe creare – dice Paolella - una new-company che possa ridare un ruolo alla struttura e recuperare la storia di questo Centro che opera dal 1979 sul territorio". Il Centro Ricerche è diventato Eureco spa nel 2005 e da sempre ha avuto come mission il settore agroalimentare, successivamente allargato a quello ambientale ed energetico. "L'acquisto di Cirio Ricerche da parte della Pomigliano Ambiente - ricorda Antonio Galloro tra i ricercatori della Eureco e rsa del Centro – prevedeva che immediatamente dopo si procedesse alla costituzione di un consorzio pubblico-privato con l'Università, le cooperative agricole ed le aziende private per svolgere un ruolo di catalizzatore di progetti di ricerca e sviluppo in grado di elevare il livello di competitività del sistema produttivo del territorio campano".
Galloro incalza: "La proprietà di fatto non ha mai proceduto a realizzare quando previsto nel piano industriale presentato all'atto dell'acquisto di Cirio Ricerche. Vero è che i ricavi che Eureco ha prodotto sono derivati solo dalle attività del settore agro-alimentare, in particolare, dai progetti Pon del Ministero della Ricerca per un valore di 6,5 milioni di euro e dalle commesse dell'assessorato regionale all'Agricoltura e della Camera di Commercio di Napoli. La gestione di questi ultimi tre anni – dice – è stata fallimentare". Secondo la ricercatrice Patrizia Spignio ben due sono stati i fattori che hanno danneggiato il Centro Ricerche: "Uno esterno ovvero l'interdittiva antimafia che ha colpito la Pomigliano Ambiente. L'altro interno: la fallimentare direzione aziendale "che non ha mai portato concreti risultati".
Maria Beatrice Crisci