I lavoratori dell’Acms, l'azienda casertana di mobilità e trasporti sono in stato di agitazione per l’ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi
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M.B. Crisci in
Trasporti 12/05/2009 13.12.58
I lavoratori dell’Acms, l'azienda casertana di mobilità e trasporti sono in stato di agitazione per l’ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi. Da qui la lettera aperta al prefetto di Caserta Ezio Monaco e al commissario della Provincia Biagio Giliberti nella quale gli esponenti sindacali di categoria della Uilt Sperlongano, della Fit Cisl Medici e della Filt Cgil Colombo ricordano “la grave crisi che da tempo coinvolge l’Acms e il conseguente ritardo con cui sistematicamente avviene la corresponsione degli stipendi”. Ritardo questo che si è ripetuto anche nei mesi di aprile, mentre “i vertici aziendali, seppure sollecitati lo scorso sei maggio, a oggi non ritengono assolutamente di dover fornire un riferimento temporale sull’erogazione capace di alleviare la tensione dei lavoratori. Pertanto - conclude la nota - in considerazione della grave situazione pregiudiziale alimentata da precise responsabilità aziendali, ci vediamo costretti a proclamare lo stato di agitazione di tutti i lavoratori nel rispetto di quanto previsto dalla vigente normativa e chiediamo un suo intervento atto a dare certezze ai lavoratori per il ripristino della normalità e serenità individuale ad evitare di sfociare in proteste ingovernabili e dannose per la collettività. Ricordiamo che appena qualche giorno fa, è stata prorogata la gestione provvisoria dell'Acms. L'assemblea dei soci ha, infatti, deciso in tal senso dopo una attenta discussione alla presenza del 51 per cento dei rappresentanti della società. "Bisogna arrivare ad una risoluzione definitiva della questione trasporti", aveva sottolineato il commissario prefettizio della Provincia Giliberto. 550 i lavoratori a rischio: la situazione debitoria sfiora invece i 20 milioni di euro.
"Occorrerebbe una nuova gara d'appalto", sottolineano i sindacati, "e la costituzione di una nuova compagnia in grado di rilanciare il servizio. Ma ci sono due nodi da sciogliere ovvero gli interventi per la ristrutturazione del debito e il recupero dei debiti presso i comuni inadempienti".
Vero è che se fossero avvenuti puntualmente i pagamenti dei comuni aderenti al consorzio, oggi 550 lavoratori non vedrebbero concretizzarsi lo spettro della disoccupazione e un'utenza fatta di lavoratori pendolari e studenti potrebbe finalmente tirare un sospiro di sollievo. Per le organizzazioni sindacali che hanno a cuore il futuro dei lavoratori "c'è bisogno di un piano dei trasporti moderno ed efficiente, interpretando al meglio il concetto di mobilità da parte delle singole amministrazioni, tenendo in debito conto le diverse esigenze del territorio".
Mbc